giovedì 4 luglio 2013

Un Allevamento Secolare

di Paolo Brega

C’è stato un momento in cui l’Uomo viveva in armonia con la natura e aveva il pieno controllo di forme di energia a noi oggi sconosciute. In quel tempo esisteva una grande civiltà, tecnologicamente e spiritualmente avanzata.


E’ il tempo descritto dallo storico greco Erodoto di Alicarnasso, un epoca in cui uomini e dei convivevano insieme e condividevano le sorti del pianeta Terra secondo sistemi politici economici e sociali che noi oggi identifichiamo come utopie irrealizzabili.

Erodoto nella sua opera “Storie”, raccolta di 9 libri, narra della storia antica fino a giungere alle Guerre Persiane. Nel secondo libro di questa raccolta egli parla degli Egiziani e delle loro conoscenze. Erodoto stesso ci dice che quello che scrive è solamente quanto ha sentito raccontare ai sacerdoti egizi, senza aggiunte, con al più qualche commento personale, ma ben specificato, ricordando in questo suo modo di fare il filosofo Platone suo contemporaneo.


“I sacerdoti poi mi elencarono da un loro libro i nomi di altri 330 re; fra così tante generazioni diciotto erano di origine etiopica, gli altri erano tutti Egiziani, compresa l'unica donna.”

Dunque, sempre secondo le conoscenze dei sacerdoti del tempo, l'Egitto aveva visto regnare circa 330 faraoni. Calcolando una media di 30 anni per regno si ottiene un totale di 9.900 anni. Tutto questo a partire dall'epoca in cui scrive Erodoto, quindi l'orologio del primo re umano delle terre nere (antico nome per l'Egitto) ci porta indietro al 10.300 a.c., sempre con un calcolo molto approssimativo. Ma se proseguiamo con la lettura scopriamo che lo stesso Erodoto ci da una data ancora più precisa, grazie ad un ulteriore informazione egiziana:


“Essi mi hanno spiegato che dall'epoca del primo re fino a questo sacerdote di Efesto, ultimo regnante, si erano avvicendate 341 generazioni umane e che in tale lungo arco di tempo altrettanti erano stati i sommi sacerdoti e i re. Ora, siccome tre generazioni compongono un secolo, 300 corrispondono a 10.000 anni; le 41 restanti (oltre le 300), corrispondono a 1340 anni; ebbene in 11.340 anni, - affermavano - mai nessun dio si mostrò in figura di uomo; e nulla di simile era mai accaduto prima né accadde dopo, fra gli altri che divennero re dell'Egitto. Inoltre dicevano che in questo lungo periodo il sole si era per quattro volte allontanato dal suo corso abituale: due volte sorse là dove di solito tramonta e due volte tramontò là dove di solito sorge. In questo periodo l'Egitto non ebbe a patire alterazioni di sorta, né per i prodotti agricoli né per i fenomeni connessi al fiume, né per quanto riguarda malattie o decessi.”

Dunque apprendiamo sempre dall’opera di Erodoto che fin quando gli dei vissero sulla terra essa passò un epoca d'oro, niente malattie, carestie o povertà. Poi attorno a 12.000 anni fa queste divinità spariscono. Si conclude in quella data infatti l'ultimo regno con sovrano divino, Horus figlio di Osiride ed Iside, ed inizia il tempo dei sovrani umani, con conseguenti decadenza, separazione del regno, guerre, povertà e carestie.


Per capire cosa accadde dodicimila anni fa di così catastrofico da mettere fine all’Età dell’Oro dobbiamo ricorrere alla geologia che colloca in quel periodo la fine del periodo glaciale di Wurm con il conseguente scioglimento dei ghiacci e il conseguente innalzamento del livello del mare in grado di cancellare chilometri e chilometri quadrati di linea costiera ridisegnando repentinamente la geografia di oceani e continenti e spazzando via la civiltà mista divino-umana antidiluviana ricordata nei miti occidentali con il nome di Atlantide.

Il sogno degli dei di realizzare un mondo perfetto dove l’Uomo, loro creatura, fosse in grado di governare le forze e le energie dell’universo in armonia con la natura si infrange contro questo disastro (o serie di disastri) di dimensioni globali in grado di resettare del tutto il livello tecnologico raggiunto fino a quel momento. Ovviamente non stiamo parlando di divinità come siamo abituati a pensare quali esseri trascendenti, metafisici e onnipotenti, ma esseri in carne ed ossa, materiali, fatti come noi di corpo, anima e spirito e come noi caratterizzati da vizi e virtù. Sono i protagonisti dei miti e delle leggende: gli eroi greci, i semi-dei egizi, gli Elohim biblici, gli Anunnaki sumeri.


Sono i capostipiti degli “attori” che da millenni si contendono il potere sul mondo: Enki (il serpente), Enlil (l’aquila). Una storia che iniziò subito dopo il Diluvio, ovvero la fine della glaciazione di Wurm, quando gli Anunnaki, riuniti in assemblea decisero cosa fare dell’Umanità dopo la sopravvivenza inaspettata di alcuni dei suoi esponenti, graziati dall’amore Enkilita per essi. 

Fu infatti Enki ad avvisare Noè (Ziusudra nei miti originali sumeri) dell’imminente disastro permettendogli di mettere in salvo il suo popolo e il patrimonio genetico necessario al sostentamento futuro di una umanità ritornata allo stato primitivo.


Gli Anunnaki, dei dell’uomo primitivo, si riunirono pertanto in assemblea per decidere cosa fare in quei secoli di cessazione dell’utopica età dell’oro; bisognava rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo e per farlo si rese necessaria la suddivisione del pianeta martoriato dal Diluvio in zone di influenza per organizzare al meglio una efficiente ed efficace ‘ricostruzione’. Ed ecco che a un Anunnaki toccò il controllo dell’Egitto e degli uomini di quella regione, a un altro la Valle dell’Indo, a un altro il Sudamerica e così via.

Ed ecco l’inizio della “Rinascita”, ovvero del trasferimento delle conoscenze tecnologiche, ma soprattutto sociali, alle comunità tribali umane che giravano nella zona. Agricoltura, scrittura, astronomia, economia, politica e un corpo di leggi: le prime società andavano formandosi e, più queste si ampliavano più i superstiti di Atlantide andavano ritirandosi… lasciando alcuni ‘inviati speciali’ destinati a trasferire all’uomo quella che il Progetto Atlanticus descrive come “L’Eredità degli antichi dei”.


Ma uno dei generali Enliliti, ricordato successivamente come Yahweh, venne escluso da questa assegnazione di popoli e nazioni per via del suo particolare carattere, vendicativo, invidioso, estremista. L’oltranzista enlilita Yahweh decise pertanto di riconquistare quello che in cuor suo gli spettava di diritto, un popolo e una nazione. La prima scelta di Yahweh cadde sul popolo degli aditi della città di Ubar, nella penisola arabica, ma il loro rifiuto lo costrinse a volgere lo sguardo altrove… ovvero sulla stirpe di Abramo della città di Ur al quale popolo, che divenne il SUO popolo eletto, promise una terra e una discendenza più numerosa delle stelle del cielo.



La storia di Abramo, del popolo ebreo e del suo rapporto con Yahweh, è descritta con dovizia di particolari nei libri dell’Antico Testamento. Quella del tentativo di approccio da parte di colui che diventerà il dio degli israeliti con la sua prima scelta, gli Aditi, un po’ meno. La misteriosa città di Ubar, anche nota come Hiram dalle mille colonne, sembra essere un luogo ammantato da notevole mistero. Conosciuta anche come “Iram delle Colonne”, Aran o Ubar, si trovava nella Penisola Arabica ed era una città mercantile edificata nel deserto del Rub’ al Khali, il più grande deserto di sabbia del mondo.

La tradizione narra che la città sopravvisse dal 3000 a.C. fino al I secolo d.C., arricchendosi anno dopo anno grazie a un florido commercio; successivamente se ne persero completamente le tracce, forse perché, come ricorda il Corano, subì la stessa punizione della tribù dei Banu ‘Ad, una stirpe araba vissuta durante il periodo pre islamico che osò sfidare Allah innalzando alti edifici in pietra e che per questo venne punita prima con un tremenda siccità, poi da una violenta pioggia seguita da un fortissimo vento che distrusse tutti i loro edifici.

Le rovine della Città delle Mille Colonne si troverebbero ancora sotto le sabbie del deserto, dimenticate anche dal tempo. Questa storia rimase una delle tante tradizioni orali raccontate intorno al fuoco, almeno fino a quando non giunse in Occidente in seguito alla traduzione del famoso “Le mille e una notte”.


Durante il II secolo d.C., Claudio Tolomeo, astronomo e geografo greco, disegnò la mappa di una misteriosa regione che, a suo dire, era abitata da un altrettanto enigmatico popolo, gli Ubariti, ovvero gli antichi abitanti di Ubar. In tempi più recenti il tenente colonnello Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto ai più come Lawrence d’Arabia, mostrò spesso un notevole interesse per questa città, che lui stesso definiva come l’Atlantide delle Sabbie. 

Forse spinto anche da questo interessamento, un gruppo di ricercatori si affidò nel 1980 ai satelliti della NASA nel tentativo di ritrovare la Città delle Mille Colonne; una possibile collocazione venne individuata nella provincia di Dhofar, in Oman.




La città di Iram compare nei testi apocrifi coranici e in vari commentari di grandi saggi musulmani. Vengono chiamati "Qishash al-anbiya" (storie dei profeti) e, a differenza di quanto avviene nel mondo cristiano, sono ritenuti credibili e rilevanti dall'esegesi e dalla storiografia musulmana. Le storie dei profeti, secondo quanto ha scritto al-Tarafi stesso, che raccolse molto materiale nell'anno Mille: "sono, assieme agli avvenimenti, alle loro parole e ai loro atti, quanto di meglio può essere raccontato e riassunto. Ho così deciso di raccogliere le storie di chi è menzionato nel Corano, da quanto di più genuino hanno riferito trasmettitori e persone degne di fiducia". I personaggi su cui al-Tarafi si è soffermato furono grossomodo patriarchi, profeti e figure di rilievo della tradizione giudaica e cristiana, da Adamo a Gesù, con qualche presenza esclusivamente musulmana, come Salih e Hud. E proprio quest'ultimo potrebbe avere particolare rilevanza per gli ufologi, per una narrazione nota come la "Storia di Hud".


Di Hud al-Tarafi ci racconta che "fu il primo a parlare arabo" e che ebbe quattro figli "da cui ebbero origine gli arabi"; da uno di essi, Faligh, nacquero gli yemeniti. E nello Yemen, nella città di Iram "dalle alte colonne", vivevano Hud ed i quattro suoi figli. I figli di Hud erano formidabili costruttori di città; al-Tarafi riferisce che edificarono anche Gabalqa, ad oriente, e Gabarsa, ad occidente. Per avere una vaga idea di quanto fossero imponenti le loro città, lo scrittore ci dice che entrambe avevano "mille porte rispettivamente e la distanza tra porta e porta era di una parasanga (6,4 km)". Gli abitanti di queste due città discendono da Narish ibn Yafith ed erano più numerosi della gente di Gog e Magog (due giganti biblici) e "nove volte di più degli abitanti del mondo, ma Dio Grande e Potente ne sa di più".


Le storie di Al-Tarafi ispirarono il romanziere horror H.P.Lovecraft. Certamente ricorderete come questi abbia creato, all'inizio del secolo, una mitologia aliena basata sull'idea che divinità mostruose extraterrestri, i Grandi Anziani, visitarono la Terra nella notte dei tempi e lasciarono sul nostro pianeta tracce del loro passaggio nelle loro abominevoli città. Lovecraft sosteneva che fosse possibile richiamare i potentissimi (ma pericolosi) Grandi Anziani sulla Terra attraverso invocazioni magiche, custodite in un libro maledetto noto come "Necronomicon" (il libro dei morti) o recitando le formule esoteriche scritte sulle colonne delle città perdute costruite dagli adoratori dei Grandi Anziani. Una di queste città era Iram.

La geniale mente del "solitario di Providence”, ha partorito una quantità innumerevole di presenze mostruose, e classificarle non risulta un compito dei più semplici. Nella sua breve carriera (1890 - 1937) di scrittore di incubi e orrori, Lovecraft produsse una serie di opere nelle quali uomini di svariate tipologie e ceti sociali avevano a che fare con esseri mostruosi emersi dalle profondità oceaniche o provenienti da oscure dimensioni parallele, descritti con una precisione maniacale.


Raffigurazioni artistiche di Cthulhu (a sinistra) 

e Nyarlatothep (a destra)
Nelle pagine scritte da Lovecraft le entità principali si raggruppano in due distinte classi: "I Grandi Antichi" e gli "Dei Esterni"; i primi sono senza dubbio le presenze più citate, e le loro origini risalgono a miti e leggende rielaborate per l’occasione, essi sono esseri "fisici" che vivono esiliati in qualche cripta sotterranea oppure sono confinati agli angoli di qualche oscura dimensione metafisica. Fra tutte queste divinità, senza dubbio quelle più conosciute e soprattutto più ricorrenti nella letteratura di H.P.Lovecraft sono Cthulhu e Nyarlathotep.

Nyarlathotep rappresenta la materializzazione delle malvagità e dell’odio universale. Attraverso la sua possibilità di manifestarsi in varie forme, anche senza essere stato evocato, Nyarlathotep possiede le sue malcapitate vittime psichicamente entrando nei loro corpi. Una volta terminato il suo obbiettivo, dei posseduti altro non resta che dei gusci vuoti definitivamente distrutti e divorati dalla follia. 
Cthulhu, una delle divinità più potenti, camminava sulla terra assieme agli altri Grandi Antichi fino a quando fu sconfitto dai "Guardiani della Terra" e da allora esiliato nella sconosciuta città di R’lyeh, dove tuttora riposa in un sonno millenario.




La città di R’lyeh fu edificata all'incirca 350 milioni di anni fa da alcune servi dello stesso Cthulhu. Lovecraft affermò che R'lyeh è situata alle coordinate 47°9′S 126°43′W nell'Oceano Pacifico del sud. August Derleth, tuttavia, posiziona R'lyeh alle coordinate 49°51′S, 128°34′W nei suoi scritti. Entrambi i luoghi appartengono al cosiddetto polo dell'inaccessibilità, il punto degli oceani più lontano dalle terre emerse.

Le coordinate in cui Derleth pone la città sommersa sono approssimativamente 5100 miglia nautiche (5900 secondo Lovecraft) o 9500 Chilometri dalla più vicina terra ferma, corrispondenti a circa dieci giorni di viaggio con una nave veloce, da Pohnpei, una delle isole dell'area. Pohnpei, del resto, gioca un ruolo nei Miti di Cthulhu come il luogo dove furono trovati testi inerenti a R'lyeh. August Derleth, approfondendo il discorso iniziato da Lovecraft, ha ammesso nei suoi testi la possibilità che la città possa coprire, sotto gli abissi, la maggior parte degli oceani terrestri, «dalla costa nord del Massachusetts alle isole perdute della Micronesia».


Il cosiddetto bloop, un suono gigantesco dalla frequenza ultrabassa, e di origine ignota, è stato captato a più riprese nell'estate del 1997 dal National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ed è stato localizzato proprio presso il luogo, non lontano dalle coordinate qui esposte, in cui, secondo il mito di Cthulhu, si troverebbe la città di R'lyeh.



Quando R'lyeh comparve nel racconto di Lovecraft "Il richiamo di Cthulhu", la sola porzione della città che emerge dalle acque è un singolo "odioso monolito coronato da una cittadella" nella quale Cthulhu è tumulato. Gli uomini avvicinatisi hanno soggezione di quella pura e semplice immensità della città e della spaventevole suggestione delle sue gargantuesche statue e dei bassorilievi. 

La città è un panorama di "ampi angoli e superfici di pietra ... troppo grandi per appartenere a qualcosa proprio di questo pianeta, ed empie quanto orrende immagini e disturbanti geroglifici." La geometria di R’lyeh è "anormale, non euclidea e repulsiva, che sa di sfere e dimensioni diverse dalle nostre."


Lovecraft, spesso malato da piccolo, sostiene che il suo lavoro fu ispirato dall'esperienza dell'orrore vissuta attraverso gli incubi. Forse quegli incubi erano proiezioni della sua coscienza in un mondo metafisico, una dimensione parallela popolata da quelle stesse entità da lui descritte e che gli Aditi di Ubar, conoscevano. Ciò spiegherebbe l’interesse di Yahweh nei confronti di questo misterioso popolo in quanto in grado di consentire lui di raggiungere dimensioni inesplorate da cui acquisire un potere infinito propedeutico al proprio piano di dominio totale.


Infatti dobbiamo comprendere che se gli Anunnaki/Elohim sono e rimangono esseri fisici del tutto simili a noi e vincolati dalla corporeità sul piano fisico dell’esistente i demoni, i jinn e i Grandi Antichi descritti da Lovecraft esistono a un livello differente che possiamo chiamare “astrale” o, meglio ancora, metafisico. La loro invocazione ha permesso l’introduzione del loro potere e della loro influenza sul pianeta. 

E’ stato in quel momento che sono stati riaperti quei portali in grado di connettere il mondo fisico con il mondo metafisico e consentire ai “Rettiliani” di influenzare la storia dell’umanità. 

La teoria dell’autore del presente articolo è infatti che i Rettiliani di D.Icke, i demoni della demonologia e tutte le creature orrorifiche dei miti e delle leggende siano da sempre le medesime entità.

La sete di potere di Yahweh ha forse inavvertitamente richiamato queste entità, assenti durante l’età dell’oro, nella linea temporale dell’uomo consentendo a uomini senza scrupoli di appoggiare la loro causa fatta di malvagità in cambio di ricchezza, potere, prestigio. Quella stessa sete di potere che oggi caratterizza il Player C, ovvero i discendenti di quella linea di sangue di coloro che, oltranzisti enliliti, vogliono conseguire il controllo materiale del mondo e per farlo scendono a patti con quelle entità che invece si nutrono del controllo metafisico del mondo?


Ciò spiegherebbe i gufi magici, i sacrifici umani, le evocazioni di diavoli, i rituali aztechi e pellirossa che caratterizzano le “goliardiche” serate del Bohemian Groove. Si può credere o meno a tutto ciò, ma ciò che sconcerta è che a credervi siano alcuni dei maggiori leader del pianeta. E ciò che allarma è che le principali decisioni politiche, quelle che condizionano i destini del pianeta, vengano presi da un'enclave massonica decisamente fuori di testa.

Ciò spiegherebbe anche le connessioni tra satanismo, pedofilia e il Potere con la P maiuscola come testimoniato dal drammatico caso di Madeleine McCann, bambina scomparsa nel 2007, che vede coinvolti i vertici della Commissione UE nella persona di Josè Manuel Barroso e come lei decine di migliaia di altri bambini sacrificati e immolati sull’altare del NWO.

Famiglie di persone estremamente potenti, casate genealogiche che si tramandano il potere da millenni a questa parte in diretta connessione con i Grandi Antichi di H.P.Lovecraft. Sembra la trama di un romanzo horror - Potrebbe essere la nostra realtà.

Il Pianeta Terra, da positivo esperimento di armonia e spiritualità che era durante l’Età dell’Oro, potrebbe essere diventato una oscura stalla dove l’Umanità viene “allevata” come in un moderno allevamento intensivo di bovini, per nutrire la “fame spirituale” dei demoni del mondo metafisico ai quali i potenti della terra fanno confluire la nostra energia vitale insita nella nostra anima che tanto fa gola ai “Rettiliani/Demoni metafisici” attraverso paura, violenza, invidia e tutti quei sentimenti che la spiritualità dell’età dell’oro enkilita cercava di sopire nell’animo umano.

Le anime e l’energia di miliardi di esseri umani sono dunque parificabili a carne da macello per i Grandi Antichi quali Azatoth, Baal, Nyarlatothep, Yog-Sostoth, i quali hanno individuato in pochissime e potentissime famiglie i custodi di quella grande Stalla che è il Pianeta Terra. E ai “custodi” umani (o semi-divini) viene concesso di usufruire degli umani da allevamento e del pianeta come meglio credono per soddisfare i loro più turpi desideri. Benvenuti nel NWO.

L’esito della partita a scacchi tra i Player avrà conseguenze che trascendono dal semplice destino di popoli e nazioni… ne va della nostra anima.


Fonti:
- “Le Storie” di Erodoto
- http://www.mauronovelli.it/Erodoto%20Storie.htm
- http://ufoplanet.ufoforum.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=9953
- http://www.alfredolissoni.net/yemen1.htm
- http://users.libero.it/popote/creatu.htm
- http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/bohemian_club.htm
- http://www.progettoatlanticus.net/2013/06/madeleine-mccann-e-lo-scandalo-della.html


Tratto da: http://www.progettoatlanticus.net/

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